Il rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione può essere molto complesso nonostante gli sforzi che si stanno facendo per sburocratizzarla, digitalizzarla e renderla più vicina alle esigenze dei consumatori, anche di avere riscontro in tempi ragionevoli alle richieste effettuate.
Infatti, spesso gli utenti inviano segnalazioni ed istanze agli enti pubblici via PEC o raccomandata A/R ed, in attesa di un esito, si chiedono se esiste un obbligo risposta Pubblica Amministrazione. alle loro esigenze. L’obbligo di risposta rafforza il principio di buona amministrazione e tutela i diritti dei cittadini, promuovendo un rapporto più equilibrato tra istituzioni e utenti.
Richieste di certificati, segnalazioni di disservizi, domande per autorizzazioni, segnalazioni di illeciti o situazioni di degrado sono solo alcune dei contatti che i cittadini hanno con i rappresentanti dei servizi pubblici per ricevere il loro intervento.
In tal senso, bisogna subito precisare che un obbligo di risposta Pubblica Amministrazione esiste ed è fondato sui principi generali del diritto amministrativo e su Leggi che si occupano di disciplinare questo ambito, potendo anche inviare una lettera di sollecito risposta pubblica amministrazione e ricorrere in Tribunale se non si ottiene un riscontro dall’ente chiamato in causa, citandola per comportamento illegittimo.

Obbligo risposta Pubblica Amministrazione: quando riceverlo
Il diritto amministrativo fa diventare dovere l’0bbligo di risposta della PA alle richieste del cittadino quando queste ultime sono presentate secondo le modalità previste, sono aderenti alle competenze dell’organo a cui le rivolgono e non sono emulative o infondate.
Questo obbligo di risposta Pubblica Amministrazione si esplica nella presa in carico della domanda e nel fornire un riscontro, incombenza affidata all’ente a cui il cittadino si è rivolto, e non sull’accoglimento della sua richiesta e sull’immediata risoluzione del problema segnalato.
Tale dovere di risposta degli enti di servizio pubblico non ha dei limiti di tempo entro i quali essa deve avvenire, a differenza dei procedimenti amministrativi, secondo quanto si può rilevare nella Legge numero 241 del 1990, anche se si deve misurare su tempistiche di riscontro ragionevoli.
Il cittadino ha diritto a conoscere il responsabile del procedimento e a ricevere una comunicazione scritta sull’esito della domanda presentata e l’obbligo di risposta della PA rappresenta una garanzia fondamentale di trasparenza, efficienza e tutela dei diritti nei rapporti tra cittadino e amministrazione.
Obbligo di risposta Pubblica Amministrazione: i principi che lo regolano
La Pubblica Amministrazione ha il dovere di dare una risposta ai quesiti inviati dai cittadini quando essi sono inviati seguendo le procedure previste, rispettano le competenze dell’ente chiamato in causa ed hanno fondatezza. Tale obbligo deve seguire i seguenti principi:
- correttezza e buona fede, secondo quanto prevede l’articolo 97 della Costituzione in materia di buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, per non ignorare il cittadino che esige una risposta dalla PA, anche se essa è negativa o interlocutoria;
- collaborazione, in base a quanto sancito dall’articolo 1 della Legge numero 241 del 1990, per avere una PA dialogante, che fornisce informazioni, che interagisce, si prende carico delle domande e risponde alle richieste effettuate dagli utenti, senza ignorarle.
In sostanza, questi principi sostengono il ruolo proattivo e responsabile che la Pubblica Amministrazione deve avere nei confronti dei consumatori quando viene chiamata da loro in causa per rispondere ad istanze e segnalazioni inviate.

Tempi di risposta pubblica amministrazione
L’obbligo di risposta della PA si deve realizzare garantendo la pertinenza della comunicazione inviata al cittadino ed essa deve affrontare realmente il problema, anche in caso di riscontro negativo che deve essere motivato per dare una spiegazione al respingimento dell’istanza presentata.
Inoltre, la risposta della Pubblica Amministrazione deve avvenire in tempi ragionevoli, molti procedimenti amministrativi prevedono il termine di trenta giorni ma non è il caso di tutte le domande e segnalazioni inviate dagli utenti, dipendenti dalla complessità della richiesta e dalla sua natura, oltre al carico di lavoro degli uffici dell’ente a cui ci si è rivolti.
Se l’attesa delle risposta si prolunga per vari mesi, il rischio di inerzia ingiustificata e irragionevole della PA è forte ed il cittadino deve effettuare una telefonata o inviare una email per avere un contatto diretto con l’ufficio pubblico destinatario dell’istanza per chiedere a che punto è la pratica o l’intervento dovuto.
In caso di esito inconcludente del contatto informale con gli uffici dell’ente pubblico, si può inviare un reclamo contenente il richiamo alla precedente istanza che non ha avuto risposta, sottolineando il tempo ampio passato in attesa di un esito alla domanda inviata, ripetendo l’oggetto della propria richiesta ed esigendo un riscontro scritto entro un termine definito, altrimenti si passerà ad una diffida ad adempiere per poi rivolgersi alle figure gerarchicamente superiori.
Come affrontare il silenzio-inadempimento della PA
Per silenzio-inadempimento della Pubblica Amministrazione si intende ad un mancato rispetto dell’obbligo a provvedere con una risposta all’istanza inviatagli dal cittadino, come l’emissione di un provvedimento. Esso è diverso dal silenzio-assenso, ovvero la richiesta dell’utente è accolta se la PA non risponde entro un determinato termine, e dal silenzio-rigetto, cioè quando un ente pubblico non rispondendo entro un certo termine significa che ha respinto l’istanza secondo i casi previsti dalla Legge.
Quando il silenzio-inadempimento della PA si realizza si può fare ricorso al giudice del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), se la sua mancata risposta alla richiesta del cittadino non rientra nei casi indicati dalla Legge per l’accoglimento o il rigetto automatico delle istanze. La presentazione di questo ricorso ha decadenza pari ad un anno dal momento in cui l’ente avrebbe dovuto concludere il procedimento o fornire una risposta.
Tale procedura, prevista dal Codice del Processo Amministrativo, consente al giudice di verificare l’illegittimità del silenzio della Pubblica Amministrazione e di obbligarla a provvedere entro trenta giorni con una decisione esplicita riguardo la domanda presentata dal consumatore. Il mancato rispetto dell’ordine del giudice può portare ad altri meccanismi come la nomina di un commissario ad acta nei confronti dell’ente pubblico inadempiente.
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