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Diffamazione sui social e internet: cosa fare se ti colpisce

Indice:

La diffamazione sui social e su internet è un reato quando si scrivono frasi che calunniano online altre persone, punito attraverso una condanna da sei mesi a tre anni di reclusione per la diffamazione semplice e da un anno a sei mesi per quella aggravata ed una multa con un importo minimo di 516 euro ad un massimo di 1.032 euro.

Infatti, i consumatori devono stare attenti quando pubblicano sui social network o su siti web dei commenti che possono essere offensivi o ledere la reputazione altrui, rischiando di incorrere nel reato di diffamazione.

Inoltre, la diffamazione a mezzo social o in generale su internet può avvenire anche per contenuti lesivi pubblicati sotto forma di video, foto e post, che possono avere come oggetto altre persone o aziende da essi screditati, denigrati o danneggianti la loro reputazione senza alcun fondamento.

Lo stesso meccanismo diffamatorio può essere riconosciuto anche se i messaggi denigratori vengono veicolati tramite trasmissioni televisive e radiofoniche, oppure sono presenti all’interno di mailing list.

esempi di diffamazione sui social

Definizione di diffamazione sui social e su internet

Si parla di diffamazione sui social media quando su queste piattaforme si pubblicano contenuti che danneggiano la reputazione altrui anche quando essi sono all’interno di una ristretta cerchia di persone, per configurare il reato diffamatorio semplice basta lo scambio di informazioni tra due soggetti in assenza della vittima.

Tale diffamazione sui social network diventa aggravata quando la viralità dei post pubblicati porta ad una estesa diffusione dei messaggi denigratori le altre persone, comportando un maggiore danno alla vittima di tali contenuti.

L’aggravamento di questo reato è valido anche per altri mezzi che possono amplificare la diffusione del messaggio contente offese alla reputazione di una persona, come ad esempio la stampa, la radio e la TV, anche se non si fa riferimento diretto ad un soggetto ma si può capire che lui è il destinatario.

La diffamazione sui social non deve ledere il diritto di critica per i cittadini, ma i loro messaggi non devono sforare un linguaggio contenuto e delle modalità di espressione pacate, comunicando la propria avversione verso un pensiero senza danneggiare l’immagine di un’altra persona ed offendendone la dignità professionale o la moralità.

Alcuni esempi di diffamazione sui social e su internet

Le frasi che possono essere considerate sono da valutare singolarmente in base ad alcuni parametri di giudizio, come ad esempio il contesto, il tono ed i modi attraverso i quali esse vengono espresse. Però, si può affermare che sono discriminatori quei contenuti che presentano:

  • accuse false, come ad esempio quelle affermanti che altre persone o aziende abbiano commesso un reato;
  • messaggi offensivi, ovvero quelli che arrecano degli epiteti denigratori riguardo le capacità intellettive e professionali altrui come ad esempio “pseudo giornalaio” riferito ad un giornalista o “professore si fa per dire” rivolto a chi svolge tale lavoro;
  • foto e video che ridicolizzano altri soggetti presenti in essi in situazione su cui si fa ironia oppure fare sarcasmo sull’aspetto fisico o discriminare per razza, sesso, religione, orientamento sessuale;
  • divulgazione ad altre persone di offese e frasi ingiuriose rivolte da un soggetto ad un altro in quanto aggravano la sua reputazione diffondendo quel messaggio, ma solo se questo è l’obiettivo di chi le condivide;
  • denigrazioni nei confronti del proprio coniuge per non mantenere i propri figli con il mantenimento o di altre persone, indicandole “viscide” o “senza spina dorsale” oppure “miserabile e bisognoso di cure psichiatriche”;
  • diffamazione di una persona sul piano familiare, privato o lavorativo come nel caso di una professoressa;
  • istigare all’odio o creare profili falsi per offendere altre persone.

Dalla corte di Cassazione sono state considerate come diffamanti sui social le espressioni “sei un coglione” in un senso dispregiativo, “moroso” se la persona ai quali la si rivolge non ha realmente debiti ed al di fuori di un contesto a cui tale definizione può interessare, “sta esaurito” riferito ad un altro soggetto, “pregiudicato” per un individuo che non è un fuorilegge, “è un mantenuto” o “l’ha sposata per soldi” riguardo a relazioni coniugali di terze persone, dare del leccapiedi ad un collega di lavoro, appellare una persone come “buffone” è vietato tranne per criticare un politico.

reato di diffamazione sui social

Reato di diffamazione sui social: cosa fare

Le persone che subiscono il reato di diffamazione sui social devono reagire rapidamente e compiere dei precisi passaggi con l’obiettivo di tutelare la propria immagine e reputazione. Infatti, i danneggiati dai contenuti online possono agire:

  • raccogliendo le prove dei contenuti diffamanti, come ad esempio fare i loro screenshot, salvare i link ed i messaggi di chat o altre piattaforme di messaggistica privata;
  • chiedendo la rimozione di post, video ed immagini denigranti sui social, attivando gli strumenti che consentono di cancellarli all’interno delle piattaforme o richiedendolo al loro autore contattandolo direttamente;
  • querelando il presunto colpevole del reato di diffamazione sui social, facendosi aiutare da un avvocato che valuterà la gravità della situazione, le prove e se ci sono le condizioni per andare in Tribunale e chiedere anche il risarcimento del danno;
  • presentando la querela civile entro tre mesi dall’evento che può avere conseguenze negative sulla propria reputazione.

La causa civile può prevedere anche la richiesta del risarcimento dei danni morali per la sofferenza psicologica subita, d’immagine per la perdita economica avuta per la denigrazione della propria reputazione e materiali per la riparazione delle conseguenze negative legate ai contenuti diffamatori.

Quanto ammonta risarcimento per diffamazione sui social

La quantificazione del risarcimento del danno per la diffamazione sui social dipende da una serie di fattori che devono essere valutati dal Giudice per calcolare gli importi che il responsabile dei contenuti online denigratori pagherà. Infatti, esso sarà proporzionale a:

  • la visibilità del messaggio sui social network, maggiore è la sua diffusione più pesante sarà il risarcimento;
  • la gravità dell’offesa, più è grande maggiori saranno le somme da pagare per il responsabile;
  • lo status sociale della vittima, più è di successo o importante e maggiore sarà la pretesa degli importi da ottenere mediante la causa civile.

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