L’Unione Europea sta intervenendo contro i contenuti falsi generati dall’Intelligenza artificiale. Infatti, sarà in vigore dal 2 agosto 2026 l’AI Act UE, il codice che obbliga le aziende tecnologiche e gli utenti a rispettare le disposizioni per contrastare i deepfake, ma anche le truffe finanziarie e le immagini che ledono la dignità delle persone.
La nuova normativa prevede l’apposizione di una filigrana ed avvisi per gli utenti con l’obiettivo di tutelare i cittadini dalle manipolazioni digitali, strumenti utili, ma non determinanti per verificare le richieste, le fonti e la reale provenienza dei contenuti, gli obblighi sono diversi a seconda della loro tipologia e da chi lo pubblica.
Oltre a questo provvedimento, l’Europa ha introdotto il Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale, ovvero il Regolamento UE numero 1744 del 2026 che introduce dal 27 luglio 2026 i divieti relativi ai contenuti intimi non consensuali e al materiale relativo ad abusi sessuali su minori grazie alla modifica dell’articolo 5 dell’AI Act.
In questo articolo, ci soffermeremo su cosa sono i deepfake e quali sono i contenuti delle normative europee che vogliono bloccare e sanzionare questo fenomeno lesivo della dignità personale richiesti a gran voce anche dal nostro Garante Privacy.
Che cos’è un deepfake?
Un deepfake è un contenuto digitale manipolato attraverso l’intelligenza artificiale, in particolare tramite tecniche di deep learning, capace di creare immagini, video o audio falsificati molto realistici. Questa tecnologia permette di sostituire il volto di una persona, modificare una voce fedelmente o generare situazioni mai realmente accadute, rendendo difficile distinguere il vero dal falso.
Questi contenuti possono avere utilizzi positivi, ad esempio nel cinema, nella formazione e nella produzione di contenuti creativi, ma possono anche essere impiegati per diffondere fake news, truffe online, disinformazione o violazioni della privacy.
Per contrastare i rischi legati all’uso improprio di questa tecnologia, sono nati software di tracciamento digitale e normative volte a tutelare l’identità online e la reputazione delle persone che sono loro malgrado protagoniste di questi contenuti falsi diffusi online.
Riconoscere un deepfake richiede attenzione ai dettagli e spesso l’uso di strumenti specifici di analisi digitale. Con la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, conoscere il loro funzionamento è fondamentale per proteggere la propria identità digitale e navigare on line in modo più consapevole.
Quali sono i tipi più comuni di deepfake?
I deepfake non sono tutti uguali: l’intelligenza artificiale consente oggi di manipolare diversi tipi di contenuti multimediali. Conoscere le varianti più diffuse è essenziale per proteggersi dai rischi della disinformazione online e da potenziali truffe.
Ecco le tipologie più comuni di deepfake:
- Deepfake Video, sostituiscono il volto di una persona con quello di un’altra (face-swapping) o ne manipolano le espressioni facciali per farle dire cose mai pronunciate.
- Audio Deepfake (Voice Cloning), algoritmi di deep learning clonano la voce di un individuo partendo da brevi campioni audio, usati spesso in truffe telefoniche o vishing.
- Deepfake Fotografici, immagini iperrealistiche create da zero tramite generatori AI o foto reali modificate nei tratti somatici e nel contesto.
- Deepfake in tempo reale, manipolazioni usate durante le videochiamate per impersonare altre persone live.
Altri esempi includono avatar digitali e immagini sintetiche create completamente da algoritmi. Comprendere queste tecnologie aiuta a sviluppare un maggiore senso critico verso i contenuti digitali che consumiamo ogni giorno.
Come si riconosce un deepfake?
Riconoscere un deepfake è fondamentale per difendersi dalla disinformazione online e proteggere la propria privacy. Sebbene i video e gli audio generati con l’intelligenza artificiale siano sempre più realistici, esistono diversi dettagli a cui prestare attenzione per smascherare un falso digitale.
Ecco gli elementi chiave per individuare un deepfake:
- Blinking e sguardi innaturali, gli algoritmi spesso faticano a replicare il ritmo naturale del battito delle palpebre o la nitidezza dei riflessi oculari.
- Imperfezioni del viso, fai attenzione ai contorni del volto, alla grana della pelle, alle ombre anomale e ai movimenti del collo o della mascella.
- Sincronizzazione labiale, in molti video AI, l’audio non coincide perfettamente con il labiale del soggetto.
- Artefatti visivi, glitch, sfocature insolite attorno ai capelli e cambi di illuminazione improvvisi sono spie di manipolazione.
Oltre all’analisi visiva, per verificare l’autenticità di un contenuto è consigliabile utilizzare strumenti di fact-checking e software di rilevamento digitale, controllare la fonte originale e confrontare le informazioni con siti affidabili.
Deepfake: cosa cambia dal 2 agosto
Il 2 agosto 2026 arriva la stretta contro i contenuti falsi generati dall’intelligenza artificiale con il codice conosciuto con il nome di AI Act UE, approvato il 13 marzo 2024, tutelando il diritto per gli utenti di sapere se sono di fronte ad un audio, un’immagine o un video sintetici attraverso l’articolo 50. I creatori dei deep fake avranno l’obbligo di:
- mettere le filigrane digitali nei file se si tratta degli sviluppatori;
- aggiungere etichette visibili per i contenuti degli utenti;
- le tutele sono posticipate al 2 settembre 2026 quando riguardano software già in commercio, tranne per quelle che riguardano la trasparenza.
La marcatura invisibile da inserire sui programmi informatici che consentono di produrre questi contenuti da pubblicare sui social network è un obbligo che riguarda i produttori informatici per far sì che i software di controllo li riconoscano, garantendo la trasparenza sulla loro origine artificiale tramite le etichette che avvertono il pubblico.
Le criticità della nuova normativa
Le nuove direttive europee sono delle soluzioni doverose per evitare i danni economici ed reputazionali che i deepfake possono creare nei confronti dei consumatori coinvolti in questi contenuti artificiali. Però, già si possono riscontrate alcune criticità come ad esempio:
- l’inserimento dell’avviso di falso generato dall’IA da parte degli utenti senza dover rovinare l’esperienza visiva del contenuto;
- lo sviluppo di marcature standard da parte delle aziende di software e facili da riconoscere per le persone;
- non si eviterà che truffatori possano creare contenuti fake senza etichetta per chiedere o estorcere denaro.;
- l’Unione Europea il 9 luglio 2026 ha approvato un codice pratico per applicare correttamente gli obblighi previsti in attesa di pubblicazione.
Il codice contro i contenuti online generati artificialmente ha trovato fin qui l’adesione di Open AI, mentre Meta si è rifiutata anche a causa delle dispute legali con l’Unione Europa per l’accusa di violazione del Regolamento sui servizi digitali ed il rischio di sanzioni fino al 6 per cento del fatturato.
Le altre misure europee che riguardano il mondo del digitale
L’Unione Europea ha introdotto nuovi obblighi che riguardano la diffusione dei cosiddetti deep nude, ovvero di quei contenuti che espongono le parti intimi o ritraggono persone in comportamenti sessualmente espliciti che non potranno essere diffusi senza il loro consenso dal 2 dicembre che deve essere libero, specifico, informato, inequivocabile ed esplicito.
Infatti, il nuovo articolo 5 dell’AI Act riguarda anche le applicazioni che consentono di trasformare una normale immagine in una fotografia con un nudo falso e i fornitori che producono i sistemi che consentono di generare questi contenuti con persone reali per non aver applicato le protezioni tecniche adeguate ed evitare usi illeciti da parte degli utenti.
Ricordiamo che le imprese che non rispetteranno l’articolo 50 dell’AI Act rischiano sanzioni fino a 15 milioni di euro del fatturato annuo o il 3 per cento del fatturato se superiore, mentre per la violazione della nuova disposizione del Digital omnibus arrivano a 35 milioni di euro oppure il 7 per cento del proprio fatturato globale annuale.
Le istituzioni comunitarie stanno anche pensando di vietare i social network ai minori di 13 anni attraverso una Legge che preveda l’impiego di sistemi elettronici stringenti per verificare l’età anagrafica degli iscritti. Contatta i consulenti di Consumatore.it se sei vittima di deepfake o di altri contenti generati dall’intelligenza artificiale e che ledono la tua dignità, metteremo in atto tutte le misure necessarie per tutelare privacy e dati personali che sono stati violati online.

